(Pasquale Stiso)
Terraterra d'Alta Irpiniaestranea come una matrignabattuta da tutti i ventioppressa per lunghi mesi dalla neve.Plaga del Formicosodesolataassetata di corsi d'acquae di verde ove il grano cresce rachiticoroso dai geliflagellato dalla tramontanae il granoturco di settembreè ancora tenero come il latte.Terraterra d'Alta Irpinianon cantano d'estate i mietitoriperché il grano è leggero sulle bracciae il bifolco è malinconicodietro i buoi nei maggesi.Terraarida terrainvanobagnata di sudorebrullaindifferente come una meretricei tuoi figli non ti amano e fuggono via da telontano in cento altri paesi in cerca del pane che tu neghi.Intristiscono così i borghiall'ombra dei solitari campanililevati come un dito verso il cieloil tuo cielo azzurromia terra d'Irpiniadalle notti d'agostofulgenti di stelletiepidedolcissimequando canta il chiù nei boschie l'usignolo tra i sambuchi.Allora l'anima pare che si sciolgae si confonde nell'indistinto mormoriodelle cose che riposano.Io ti amo mia terramia povera terrail mio cuore è fatto del tuo cuoreè non v'è giorno ch'io non pensi a teai luoghi delle mie prime gioieed anche dei miei primi dolori.E a volte accadeche ai miei occhi ti trasforminon sei più aridabrullamaledettama ricca di ciliegi e di meli in fioree di vigne e di turgido granoe di cantie di felicità.Oh! mia terramia terra d'Alta Irpiniadimmi che non m'ingannie che questo è il tuo avvenire. |