Non sempre è un sano intreccio tra gusto, stile, consenso e merito.
Talvolta a esempio la canzone vincitrice di un festival non corrisponde a quella più amata dal pubblico, altre volte quest'ultimo viene orientato ad apprezzare la prima. Capita anche di veder vincere una canzone per le doti artistiche di chi la canta più che per la canzone in sé. A volte invece stravince chi perde. Capita insomma di vederne tante, alcune peraltro mosse in malo modo e altre tese a fini purtroppo non sempre nobili.
A determinare una vittoria musicale perciò entrano in gioco diversi fattori, tra i quali a esempio la composizione di una giuria, il peso dei suoi componenti e le regole applicate, alcune delle quali talvolta cambiate in corso d'opera o comunque in discontinuità con il pregresso nell'ambito della stessa competizione; senza contare altri aspetti di natura endogena ed esogena che possono rivelarsi cruciali da lasciar basiti.
A volte la bravura dell'artista non c'entra, altre volte conta più della canzone in gara, altre volte sono le condizioni di contorno che hanno persino la meglio sull'una e l'altra cosa.
Dunque non è sempre un sano intreccio tra gusto, stile, consenso e merito a determinare la vittoria di una competizione canora o il successo di una carriera artistica.
Per diverse ragioni non sempre i sogni si realizzano, non sempre come vorresti o come meriti; tuttavia, a dispetto dei tempi che viviamo e di ciò che tendono a inculcarci, ritengo che non sia il consenso, il fatturato o i premi conseguiti a determinare il valore di ciascuno.